Addio ad Enzo Bianchi: la sua storia
La scomparsa di Enzo Bianchi lascia un vuoto incolmabile nel panorama culturale, spirituale e teologico contemporaneo. Fondatore della Comunità Monastica di Bose, saggista illuminato e figura di riferimento per credenti e non credenti, Bianchi si è spento all’età di 83 anni all’ospedale Molinette di Torino.
La sua traiettoria umana ed ecclesiale ha attraversato decenni di storia italiana, distinguendosi per la costante ricerca del dialogo ecumenico, la valorizzazione della Parola di Dio e un’apertura verso le grandi questioni del mondo contemporaneo.
Le origini e la giovinezza: dalla provincia piemontese all’Università
Nato il 3 marzo 1943 a Castel Boglione, in provincia di Asti, Enzo Bianchi cresce in una terra ricca di tradizioni e valori contadini. Dopo aver completato gli studi dell’obbligo, si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Torino. È proprio negli anni universitari che matura una profonda ricerca interiore, alimentata dal clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II e dai contatti con movimenti di gioventù cattolica e ambienti ecumenici internazionali.
La Torino degli anni ’60, cuore pulsante delle trasformazioni sociali e industriali d’Italia, diventa il contesto in cui Bianchi avverte l’esigenza di una vita spirituale radicata nel Vangelo, semplice e condivisa.
La nascita della Comunità di Bose: un’esperienza monastica ecumenica
Alla fine del 1965, all’indomani della chiusura del Concilio Vaticano II, Enzo Bianchi si ritira in una cascina isolata a Bose, una frazione del comune di Magnano sulla sierra di Ivrea. Qui dà vita a una prima esperienza di vita comune che, pochi anni dopo, si consolida ufficialmente come Comunità Monastica di Bose.
La novità rappresentata da Bose è di portata storica per il monachesimo occidentale:
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Dimensione ecumenica: La comunità accoglie fin dalle origini monaci e monache appartenenti a diverse confessioni cristiane (cattolici, protestanti, ortodossi).
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Vita mista: Uomini e donne condividono la preghiera, il lavoro manuale e la mensa, pur nel rispetto del celibato e dei voti monastici.
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Centralità della Scrittura: Attraverso la Lectio Divina, la comunità mette la Bibbia al centro della quotidianità spirituale.
Sotto la guida di Enzo Bianchi, eletto priore della comunità, Bose diventa rapidamente un polo di attrazione internazionale per studiosi, intellettuali, ricercatori di senso e fedeli di ogni provenienza.
Il ministero della scrittura e la divulgazione culturale
Accanto alla vita monastica, Enzo Bianchi ha svolto un’intensa attività editoriale e giornalistica. Fondatore delle Edizioni Qiqajon, legate alla stessa comunità, ha dato voce a testi di patristica, spiritualità orientale, esegesi biblica e teologia contemporanea.
Autore di decine di volumi tradotti in numerose lingue, ha collaborato regolarmente con quotidiani e riviste nazionali quali La Stampa, La Repubblica e Avvenire. Tra le sue opere più celebri si ricordano saggi dedicati alla preghiera, alla speranza, alla fraternità, alla vecchiaia e alla cura delle relazioni umane. Il suo stile, chiaro e privo di formalismi clericali, ha saputo intercettare i bisogni profondi di una società in rapida secolarizzazione.
L’impegno ecumenico e i rapporti con la Santa Sede
La figura di Enzo Bianchi è stata centrale nel dialogo interconfessionale e interreligioso. I convegni ecumenici internazionali organizzati a Bose sulla spiritualità ortodossa e sulla tradizione occidentale hanno rappresentato per decenni un punto d’incontro unico tra Oriente e Occidente.
Riconosciuto da diverse personalità della Chiesa cattolica, è stato nominato da Papa Benedetto XVI esperto per i Sinodi dei Vescovi sulla Parola di Dio (2008) e sulla Nuova Evangelizzazione (2012). Successivamente, nel 2014, Papa Francesco lo ha nominato consultore del Pontificio Consiglio per il Promovimento dell’Unità dei Cristiani.
Gli ultimi anni e l’eredità spirituale
Nel 2017, dopo oltre cinquant’anni di guida, Enzo Bianchi ha rassegnato le dimissioni da priore della Comunità di Bose. Gli anni successivi sono stati segnati da complessi travagli interni e provvedimenti della Santa Sede che lo hanno portato ad allontanarsi dal monastero da lui fondato. Con dignità e riserva, ha poi avviato a Torino una nuova esperienza comunitaria, la Fraternità della Madia.
La scomparsa di fratel Enzo Bianchi segna la fine di un capitolo fondamentale per la cultura e la spiritualità contemporanee. La sua eredità risiede nella capacità di aver mostrato il volto umano del Vangelo, promuovendo una cultura dell’ascolto, della pace e dell’accoglienza capace di superare ogni barriera teologica o ideologica.


